"CERAMICA RAKU, LE ORIGINI"


In questo approfondimento sulla ceramica raku, vi propongo un bel articolo del maestro Roberto Aiudi, da cui ho appreso le tecniche del raku durante una serie di workshop da lui tenuti. 

Si potrebbe dire che l'origine della ceramica raku provenga dalla creazione di un'unica tazza per la cerimonia del thè. Chòjirò, che rappresentava la prima generazione della famiglia Raku durante il periodo Momoyama (1573– 1615), conobbe il maestro buddista Sen No Rikyu ed iniziò a creare tazze per la cerimonia del thè (chanoyu). Le tazze inizialmente erano chiamate Ima– Yaki, letteralmnte “oggetti di adesso”, oggetti prodotti in un tempo presente. In seguito le tazze furono ribattezzate Yuraku– Jaki cioè “cotto adesso”, solo successivamente furono denominate raku. Il termine raku significa “gioia o quiete”, tale termine adottato poi per la ceramica, divenne anche il nome delle famiglie che di generazione in generazione, si dedicarono alla produzione delle ceramiche raku. Le ciotole cerimoniali sono sempre modellate a mano senza l'ausilio del tornio; questo permette all'artista di entrare nella materia e porsi in intima relazione con l'oggetto. Per essere fedeli alla concezione della nascita della ceramica raku si dovrebbe sempre ricordare che la creatività non deve mai eccedere in un individualismo eccessivo. L'insegnamento di Chòjrò attraverso la sua concezione di negazione del movimento, della decorazione e della forma, ci dona una grande lezione d'arte che va oltre l'espressione dell'ego. Egli elevò la tazza per il thè ad una manifestazione di spiritualità astratta, nella quale tutti potevano entrare. Equilibri delle forme, sublimi espressioni di essenzialità e purezza, questi sono i canoni artistici della ceramica raku .

IL RAKU IN OCCIDENTE

Il libro Potter’s book scritto dal ceramista inglese Bernard Leach nel 1940, nato in Cina, vissuto per molti anni in Giappone, fa conoscere la ceramica Raku in occidente. Da subito questa tecnica ebbe un buon seguito, infatti diversi ceramisti americani andarono in Giappone a studiare e vedere di persona questo inusuale modo di far ceramica.Grazie alle esperienze fatte da Warren Gilberston e Paul Soldner, negli anni sessanta in America questa tecnica ebbe un grande sviluppo, scultori e ceramisti tradizionali iniziarono a sperimentare modi di cuocere e raffreddare le loro opere, non essendo legati dalla rigida filosofia zen le superfici policrome presero il posto ai monocromatismi, i bruschi raffreddamenti in materiali organici arricchivano l’opera di craquellè e lustri metallici, è così nata la prima variante, il RAKU“AMERICANO”. Nel 1990 in Inghilterra si concretizza una nuova tecnica dove la materia argilla predomina su smalti e lustri, il NAKED RAKU. In questa variante sono evidenti i riferimenti a tecniche primitive come il Bucchero Etrusco e il Villanoviano, infatti la colorazione è data esclusivamente dal colore dell’argilla usata per foggiare i manufatti e il fumo provocato dai materiali organici usati nel raffreddamento. Il Naked è sicuramente l’ispirazione di un’altra variante, conosciuta come RAKU “DOLCE”. In questa tecnica i riferimenti sono decisamente attribuibili alle ceramiche coralline romano- aretine.

(Roberto Aiudi)

 


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